NON SOLO UN CARNEVALE: IVREA SENZA SORRISO.

In Piemonte, più precisamente a metà strada tra Torino e Aosta, c’è una cittadina che si chiama Ivrea. Ivrea è già strana per il nome dei suoi abitanti, che no, non sono ivreani, ivreesi, ivriani o qualunque altro nome a cui potrebbe pensare una persona dotata senno: gli abitanti di Ivrea si chiamano eporediesi, dall’antico nome della città, Eporedia.

Molti di voi non l’avranno nemmeno mai sentita nominare, ma la realtà è che Ivrea è stata, ed è tuttora, un po’ famosa in tutto il mondo per ben due – non una, dico, ma ben due! – cose: l’Olivetti e il carnevale.

Sull’Olivetti, una delle più grandi imprese italiane della nostra storia, non mi dilungo, un po’ perchè è un argomento complicato, un po’ perchè ogni volta che ci penso mi sale un groppo in gola che solo chi ha abitato da queste parti può comprendere. Ma sul carnevale due cose ve le voglio dire.

Premetto che ad Ivrea non c’è il carnevale. Ad Ivrea c’è “Il Carnevale”. Lo Storico Carnevale di Ivrea. Una manifestazione che ha dell’assurdo, e proprio per questo attira turisti da tutto il mondo, ma procediamo per gradi.

Innanzitutto si tratta di una manifestazione storica. La leggenda narra che, durante il medioevo, Ivrea fosse governata da un vero e proprio tiranno. Questo squallido individuo aveva istituito lo ius primae noctis (e chi ha studiato diritto, o ha anche solo visto Braveheart, sa di cosa sto parlando), ossia pretendeva che ogni fanciulla del villaggio passasse con lui la prima notte di nozze. Fino a quando Violetta, l’umile figlia di un mugnaio, decise di ribellarsi e, fingendo di acconsentire al suo destino senza proteste, decapitò il tiranno nel sonno ed uscì sul balcone del castello per mostrare al popolo la sua testa infilzata sullo spadino. Il suo coraggio diede al popolo la forza di ribellarsi, segnando la fine della tirannia.

Ebbene, ad Ivrea non si scherza, e così, da tanti anni ormai, ogni singolo anno la città intera mette in scena la storia di Violetta e della ribellione popolare. Fin qui è una bella storia, ma il meglio viene quando si passa alle modalità: rappresentazioni teatrali? Sfilate?

Il Carnevale ha ben poco a che fare con costumi e coriandoli: qui si tirano le arance! Avete capito bene, le arance, quelle vere!

Dopo l’uscita della Mugnaia, che rappresenta Violetta, per ben 3 giorni la città viene inondata da migliaia di aranceri in divisa (tante divise quanti sono i rioni della città) pronti a combattere contro le guardie del tiranno. E chi non vuole tirare? Basta che indossi il berretto frigio, il cappello rosso simbolo di sostegno al popolo in rivolta. E vi assicuro che in quei giorni anche la persona più distinta gira per la città con quel berretto! Vi lascio sotto un video ben fatto di uno youtuber straniero, perchè non so come farvi visualizzare mentalmente ciò che accade.

Eh ma che spreco di arance, diranno alcuni. Vi fermo subito: sono tonnellate di arance, sì, ma sono arance destinate al macero. Eh ma che violenza, diranno altri. Beh, sì. Ma è una violenza buona, ve lo assicuro – come vi assicuro che non sono una temeraria!

Non è facile spiegare il significato di un’espressione come “violenza buona” senza incorrere in fraintendimenti, ma ci proverò. Avete presente quando siete arrabbiati o stressati e avreste voglia di spaccare qualcosa? Ci sono gli sportivi, che vanno a correre, o a saltare la corda o magari a tirare pugni a un sacco. E poi ci sono tutti gli altri, che la maggior parte delle volte si limitano a tentare rimedi poco salutari come abbuffarsi, o magari non fanno nulla e accumulano all’infinito. Ecco, questa manifestazione è anche per loro: è una liberazione dalle energie negative.

So che forse non ci crederete. So che dovreste essere di queste parti per capirlo, o quantomeno dovreste vederlo con i vostri occhi, ma vi assicuro che non si vede spesso un posto e un tempo in cui ci siano tante facce sorridenti. Di tutte le età, di tutti i sessi, di tutte le nazionalità, di tutte le religioni, di tutti i credo politici. Non c’è occasione migliore in cui azzerare tutte le differenze.

E la sapete un’altra cosa? Non si vede spesso un’occasione in cui la violenza vada così a braccetto con l’amore.

In quei giorni, la leggenda rivive, si combatte per tutte quelle cose per cui non combattiamo ogni giorno. Ci si mette in gioco, ci si sporca di arance e sterco di cavallo. Ci si fanno i lividi: se li fanno pure i medici, gli avvocati, gli impiegati di banca e i politici. Si tira quell’arancia che si vorrebbe tirare durante l’anno al nostro capo, o a quello stronzo del nostro ex che ci ha fatto le corna. Si beve vin brulè dal bicchiere di uno sconosciuto con un tampone intimo nel naso dovuto ad un’arancia ben tirata. Ci si abbraccia con gente appiccicaticcia imbevuta di succo di arancia e si patisce il freddo e magari anche la pioggia o la neve.

Si passa del tempo fuori, tra la gente come noi, quella che spesso non vediamo perchè siamo troppo occupati dai nostri pensieri e problemi, quelle stesse persone che di solito non guardiamo nemmeno in faccia perchè sono estranei.

Questo weekend, a noi di Ivrea e dintorni, la pandemia ha tolto anche questo. E ditemi voi se vi sembra poco.

5 pensieri riguardo “NON SOLO UN CARNEVALE: IVREA SENZA SORRISO.

  1. vero!
    sai cosa piaceva a me? il mattino, dopo aver fatto il turno di notte del martedì grasso (che mi affibbiano tutti gli anni approfittando del mio scarso amore per il carnevale), sentire per via Palestro il profumo aspro delle arance, vedere gli ultimi segni della recente battaglia, osservare il lavoro dei netturbini e dei negozianti per riportare Ivrea alla “normalità”

    "Mi piace"

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