LA REGINA DEGLI SCACCHI: PARTE SECONDA.

Rieccomi!

Dopo la prima parte di questa panoramica sulle mie scene preferite della serie, oggi voglio parlavi di due personaggi che mi hanno dato particolarmente da riflettere.

Il primo personaggio degno di nota è certamente il signor Scheibel: il primo e unico maestro di Beth. Sì perchè dopo di lui Beth impara da se stessa, dai libri e dagli avversari, ma non avrà altri veri e proprio insegnanti.

Devo ammettere di essermi commossa molto quando la protagonista ritorna al collegio per il suo funerale e, nello scantinato, trova i ritagli di giornale ripercorrenti tutta la sua carriera scacchistica. Devo anche ammettere di essermi chiesta più volte come mai, negli anni, Beth non sia tornata al collegio o quantomeno non abbia scritto all’uomo a cui, di fatto, ben sapeva di dovere molto. E sì, per la cronaca, mi sono anche chiesta più volte come mai, pur diventando piuttosto benestante, non abbia mai restituito i dieci dollari a colui che le aveva permesso di partecipare al suo primo torneo e che di certo non navigava nell’oro.

D’altra parte Beth non è mai facilmente inquadrabile, e così le sue azioni. E’ una ragazza riservata, poco incline a mostrare le sue emozioni, ma l’affetto per il signor Scheibel si percepisce nonostante la perdita dei contatti. Più diventa famosa e più le persone vogliono sapere di lei. E lei vuole che le persone conoscano il nome del suo maestro, ma è solo un bidello e nessuno sembra interessato a quella parte della storia. Fino alla fine, quando lei è diventata la regina degli scacchi e, anche se postumo, riesce finalmente a rendere omaggio al suo insegnante.

L’altro personaggio che mi è piaciuto molto è quello di Jolene, la compagna di collegio ribelle e impertinente che, sin da ragazzina, è divorata dalla rabbia per non essere mai stata adottata. Le ragazze stringono un rapporto fraterno ma, quando Beth viene adottata, Jolene si sente nuovamente abbandonata e le fa il piccolo (ma in quel momento non tanto piccolo) dispetto del furto del manuale di scacchi.

Le ragazze sembrano aver perso i contatti ma, quando Beth si trova nel suo periodo più buio, persa tra alcol e droghe, ecco che Jolene ricompare e, con la sua sola presenza, le dà la forza di rimettersi in sesto per rincorrere il suo destino.

Jolene è una di noi, che non siamo dei geni come Beth, e Jolene lo sa bene. E’ uscita dal collegio e dalla povertà, sta con un uomo benestante e punta a diventare avvocato, ma è una persona come tante, seppur cazzuta. E quando in macchina dice a Beth che lei è sempre stata la più brava e non sa cosa voglia dire essere mediocre, dà voce a tutti noi: noi che quando vediamo i talenti veri, i geni, a volte ci sentiamo dei nessuno.

Ma Jolene è un’amica vera e, nonostante l’invidia che prova per Beth – e come potrebbe non provarne? -, le presta i soldi per volare in Russia, in un momento in cui non è nemmeno sicura che l’amica abbia la stabilità emotiva per affrontare la sfida con i migliori scacchisti del mondo.

Ecco, io penso che Jolene rischi i suoi risparmi e il suo futuro, oltre che per amicizia, anche per amor della bellezza. Perchè il talento è bellezza. Perchè quando si vede qualcuno che fa l’unica cosa che potrebbe fare nella vita, la cosa per cui è venuto al mondo, non si può permettere a banali questioni pratiche di interferire.

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