LA REGINA DEGLI SCACCHI: PARTE PRIMA.

SPOILER ALERT

Finalmente l’ho visto anch’io. Sempre un po’ in ritardo, come piace a me!

Quando ho visto per la prima volta il trailer di La regina degli scacchi sono stata attratta da due cose: la protagonista, donna forte ed eccentrica, e la trama un po’ fuori dagli schemi. Sì, perchè se di film sportivo-motivazionali è pieno il mondo, gli scacchi rientrano in quelle categorie di hobby di nicchia, da nerd, ma non i nerd che vanno di moda e giocano ai videogiochi. No, quelli che giocano a scacchi sono nerd secchioni e, nel peggiore dei casi, anche vecchi.

Nonostante io non sappia giocare a scacchi, è un gioco che mi ha sempre affascinata, proprio perchè sa un po’ di passatempo vecchio stile, ma meno “da bar” rispetto alle carte.

Non starò qui a raccontare la trama della serie tv perchè questo post è per chi l’ha già vista, e proprio per questo ho deciso di frammentare il mio commento. Oggi voglio parlare di due scene che mi hanno colpita, una all’inizio e una alla fine della serie, ma che ritengo intimamente collegate.

La prima è la scena di Beth bambina che, per la prima volta, vede la proiezione della scacchiera sul soffitto del dormitorio. E’ la prima cosa che fa quando inizia ad approcciarsi a questo gioco che, rapidamente, diventa per lei come una droga: vedere il gioco nella sua mente e imparare a giocare anche senza mezzi. Credo che questo espediente sia il riflesso della passione che Beth prova per gli scacchi: il colpo di fulmine che hanno i fortunati che riescono a scoprire in cosa sono veramente bravi.

Beth è strana, dopotutto è cresciuta solo con la mamma che aveva evidenti squilibri psichici. E’ una bambina solitaria e taciturna che, dopo avere assistito, anzi, dopo esser stata parte del piano suicida della madre, si ritrova buttata in un orfanotrofio in cui cercano di sfornare ragazzine tutte uguali. Ma lei non è uguale alle altre, sembra apatica, fino a quando non trova ciò per cui è nata: gli scacchi. E a quel punto non riesce a fare a meno di brillare.

Per tutto il percorso di crescita gli scacchi sono l’unica cosa che dà sicurezza a Beth, a parte i tranquillanti. Ma alla fine della serie, Beth riesce ad abbandonare farmaci ed alcool per vincere solo con il suo talento.

La seconda scena che mi è piaciuta immensamente è quella finale: Beth che, dopo aver vinto tutto, invece di condividere questa vittoria con la Casa Bianca, decide di condividere qualcosa di più grande della vittoria: la gioia. E con chi lo fa? Con la gente comune, i vecchietti che si ritrovano ogni giorno, al freddo, per giocare a scacchi. Proprio come il suo maestro, un comune bidello, che magari non aveva il suo talento, ma di certo aveva la sua passione.

Quest’ultima scena mostra Beth come qualcosa di molto più grande della campionessa del mondo: Beth è un essere umano appassionato e completo, che non ha bisogno di sfoggiare il suo titolo con i pezzi grossi della società per sentirsi arrivata. La sua è una vittoria personale, contro un’infanzia triste e il tentativo della società di farla sentire inadeguata. Ma lei è cresciuta, ha sbagliato, ha imparato, si è conosciuta e ha trovato il suo posto nel mondo.

E ora è finalmente felice.

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