ECCESSO DI TESTOSTERONE.

Ogni donna su questo pianeta ha sperimentato il viscidume: se ci sono poche certezze a questo mondo, questa è una di quelle. Purtroppo.

Come sapete, da circa un mese e mezzo ho iniziato un nuovo lavoro e, tra il fatto che ho un ufficio tutto mio, che in mensa si mangia a turni e distanziati e che, in generale, il protocollo aziendale raccomanda di evitare le interazioni evitabili (giustamente), mi sono ambientata, ma non ho socializzato più di tanto.

Ed ecco che arrivano gli arditi, quelli che non si fanno scoraggiare dal virus e non perdono occasione per uscire dal seminato. Sto parlando di tre colleghi, uno poco più vecchio di me, uno di mezza età e uno che è più vecchio di mio padre, tutti e tre accumunati dal quel problema che è l’eccesso di testosterone.

Ora, all’inizio, quando durante il pranzo si sedevano al mio stesso tavolo (seppur nei limiti del distanziamento sociale), o quando mi scrivevano tramite chat aziendale per fare due battute, o ancora quando attaccavano bottone in cortile durante la pausa, ammetto che mi faceva piacere. Finalmente qualcuno che non fosse il mio diretto responsabile con cui far due chiacchiere.

Poi però le conversazioni via chat sono diventate più personali e hanno iniziato a ricordarmi gli abbordaggi su Fb e le battute in cortile hanno si sono trasformate in sfide tra loro “a chi riuscisse a farmi sorridere di più”. Atteggiamenti apparentemente innocui, e di certo non sto parlando di vere e proprie molestie, eppure ho iniziato a sentirmi a disagio, vittima della solita attenzione sbagliata, sempre più lontana dall’amichevole tentativo di fare sentire ben accolta l’ultima arrivata.

Così mi sono fermata a pensare che mi piacerebbe che gli uomini potessero vivere lo stesso tipo di disagio, non per vendetta, ma per dargli la possibilità di comprendere cosa voglia dire essere perennemente trattate da prede, anche con i gesti o le battute più semplici.

E no, non parlo da donna permalosa “che pensa di averla solo lei”, perchè non credo che i tre soggetti in questione si atteggino così per la mia grande figaggine, al contrario, penso che si tratti di una questione loro, in cui io e la mia ipotetica bellezza non c’entriamo affatto. Avete presente i cani che fanno pipì su ogni albero per segnare il territorio? Ecco, credo il punto sia proprio questo: marcare il territorio, mostrare all’avversario chi ce l’ha più lungo.

Solo che io preferirei non ce l’avessero affatto.

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