BRIDGERTON, EBBENE SI’!

Cari lettori, mi rendo conto di calarmi in un clichè di queste settimane ma, sì, ho deciso di scrivere un post sulla serie tv che ha spopolato su Netflix questo Natale!

Come ho già scritto in altri post, io adoro i romanzi, i film o le serie tv con ambientazioni storiche. Non posso farci nulla, mi affascinano da morire!

Potevo quindi non guardare Bridgerton? Ovviamente no, anzi, quando ho scoperto che è tratto da una serie di romanzi di Julia Quinn, mi sono comprata il cofanetto kidle con i primi 3 volumi (su 9) della saga. Non sia mai che io veda un film tratto da un libro prima di aver letto il libro!

I libri sono carini, i classici romanzi rosa in cui sai già che andrà tutto bene, non opere letterarie di livello ma al tempo stesso un ottimo rimedio per evadere qualche ora dai problemi.

Molto sinteticamente, si tratta della storia della famiglia Bridgerton, più nello specifico di Violet, la vedova del Visconte Bridgerton, e i suoi otto figli: Anthony, Benedict, Colin, Daphne, Eloise, Francesca, Gregory e Hyacinth. Una famiglia aristocratica fuori dal comune, una famiglia piena di amore, in cui il cruccio principale di Violet è, sì, veder sposato ciascuno dei figli, ma soprattutto vederli FELICEMENTE sposati.

Ma veniamo alla serie: *spoiler alert*!

Molti l’hanno definita un incontro tra Jane Austen e Gossip Girl: fascino ottocentesco e tanti pettegolezzi. In effetti, per essere un giudizio stringato è piuttosto esatto. Tutto gira intorno al ton e alla penna di Lady Whistledown.

Ah, dimenticavo il Duca di Hastings. Anche lui va annoverato nel fulcro della storia, con buona pace di Daphne che, per emergere, avrebbe forse dovuto far parte di una serie non guardata quasi esclusivamente da donne!

In generale ho trovato la serie molto godibile: è affascinante per chi come me ama le atmosfere storiche – con tanto di bei vestiti, palazzi lussuosi e soprattutto il linguaggio e i modi di epoche dimenticate – ed è intrigante, sia per l’avvenenza del protagonista che per il personaggio di Lady Whistledown, l’ignota scrittrice che si prende gioco del bel mondo londinese.

Lady Whistledown è arguta, sa sempre tutto, ma nessuno ha idea di chi sia. E qui vi svelo il mio più grande disappunto su questa serie: nei libri, la sua identità non viene svelata fino al quarto volume, mentre la serie la svela già in quella che dovrebbe essere la trasposizione del primo volume.

Questa cosa mi ha fatta rimanere male, perchè il personaggio era interessante proprio perchè spingeva a chiedersi chi mai fosse. Ma ora, dopo solo la prima serie, si sa già, distruggendo un punto focale di interesse per le prossime probabilissime stagioni.

Parlando di Lady Whistledown non posso non far cenno a Lady Danbury, la contessa dissacrante, una tra le preferite in assoluto di tutta la serie. Due donne che hanno in comune più di quel che sembra, solo che una ci mette la penna e l’altra la faccia!

Altra perplessità sulla serie: il Duca di Hastings ha catalizzato un’attenzione tale che pensare di vedere le prossime serie senza di lui pare aver poco senso. Eppure, se queste volessero ripercorrere fedelmente i libri, la sua quasi scomparsa sarebbe inevitabile. Sono quindi curiosa, ma pure scettica, sugli sviluppi.

La leggerezza della trama viene di tanto in tanto spezzata da un pizzico di femminismo: in questo senso spicca sicuramente Eloise che, al contrario di Daphne, non vede il matrimonio e la maternità come gli obiettivi primari della sua vita. Purtroppo la sua epoca non è esattamente quella migliore per una donna che desideri diventare indipendente.

Anche Daphne che, lo ammetto, all’inizio non mi aveva fatto una bellissima impressione per via della sua visione poco “indipendente” della vita, acquista punti con la faccenda di Miss Thompson. Una gravidanza indesiderata all’epoca era un bel guaio, ma Daphne si impunta: perchè è sempre la donna a dover pagare per un errore EVIDENTEMENTE commesso in due?

Insomma, non vuol essere una serie storica perfetta. Nemmeno lontanamente. E non vuol essere una serie femminista o antirazzista (vedasi la presenza di diversi attori e attrici di colore). Ma la piacevolezza del racconto permette di viaggiare con la fantasia in luoghi in cui l’eleganza e l’amore hanno sempre la meglio.

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