JUSTINE OVVERO LE DISGRAZIE DELLA VIRTU’.

Concludo il 2020 con un libro che, per certi versi, somiglia molto a quest’anno: le disgrazie della virtù, quale titolo più adatto?

In questi mesi gli ignoranti, i superficiali, i disonesti hanno avuto modo di sbocciare come mai prima d’ora. Presunzione e intrigo hanno avuto la meglio sul buonsenso, chi aveva già tanto non ha perso molto o ci ha addirittura guadagnato, e chi aveva poco ha perso, a volte tutto.

E allora è proprio vero che chi, come Justine, fatica a rinunciare ai propri principi morali viene deriso come l’ultimo dei fessi.

Tra i vari significati del termine “fesso” troviamo “spaccato”, “ferito”, “incrinato”. Suonano famigliari? Eppure Justine è testarda e, nonostante le disgrazie, ha una fortissima convinzione: non soffrirà mai tanto per qualcosa quanto la farebbe soffrire tradire i propri principi.

Questa è la sua ribellione e la sua resistenza e, spero, anche quella di tutte le persone che privilegiano l’andare a letto, ogni sera, con la coscienza pulita.

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