STORIE DI NATALE.

Lo scorso anno non avevo ancora il blog, così pubblicai altrove un piccolo aneddoto che mi aveva fatta sentire immersa nell’atmosfera natalizia. Era la storia vera di un incontro fugace alla stazione di Torino Porta Nuova. Era la storia di uno sconosciuto e di un sogno, che chissà se si sarà avverato.

Quest’anno l’occasione si è presentata questa mattina, quando mio padre mi ha mostrato il video di auguri di un suo ex collega. No, non uno di quei video preconfezionati che – perdonate – gli over 50 si scambiano fino alla nausea.

Questa volta era il video di un suo ex collega sordomuto, un uomo con cui aveva lavorato da giovane e che poi, qualche anno fa, aveva ritrovato in un nuovo, purtroppo pessimo, posto di lavoro.

Negli anni mio padre mi aveva parlato qualche volta di questo signore, di come i colleghi lo ignorassero e di come i capi lo snobbassero ritenendo che non capisse nulla. Quando mio padre si offriva di spiegargli un lavoro, gli altri lo sbefeggiavano, dicendo che tanto non avrebbe capito. Ma mio padre l’ha sempre e comunque fatto. “Non ci sente, mica è scemo!” mi diceva sempre con sdegno. A volte si sedeva con lui in mensa, nonostante le ovvie difficoltà di comunicazione.

Quando è andato in pensione era dispiaciuto, tra tutti i motivi, anche nel sapere di lasciarlo da solo in un posto in cui non avrebbe trovato alcuna comprensione e, in questo periodo, ancora si chiede preoccupato come faccia a lavorare in smart working senza qualcuno che lo aiuti.

Stamattina questo signore gli ha mandato gli auguri di Natale. Non un trito e ritrito “Buon Natale”, non un video con Babbo Natale e le renne, ma un videomessaggio in cui tra voce stentata e lingua dei segni gli augurava di passare un sereno Natale e ogni bene.

Mi sono commossa, anche se io nemmeno lo conosco. Alla faccia di tutti quelli che sentono e parlano benissimo quando hanno cattiverie da dire, ma poi, a Natale, si scordano gli auguri o fanno copia e incolla di qualche vignetta melensa.

Essere buoni non ripaga sempre, non quanto dovrebbe, ma quando lo fa, ti fa capire l’importanza di essere persone perbene, capaci di mettersi nei panni degli altri e di aiutare chi ha bisogno invece di giudicare. Ti fa capire quanto l’aspetto o le disabilità di una persona non contino di fronte ad un cuore buono.

Questo dovrebbe essere il messaggio del Natale: vedere amore e bellezza anche dove non è così palese che ci siano.

Buon Natale a tutti, nonostante tutto!

3 pensieri riguardo “STORIE DI NATALE.

  1. È una grandiosa testimonianza. Dovrebbe essere la normalità ma viviamo tempi così malati che gesto come questi diventano eventi straordinari e fa un po’ di tristezza. Ma è meraviglioso leggere che di persone come il tuo papà e il suo collega ce ne siano ancora. Fa ben sperare. 😊

    Grazie per la condivisione. Ti auguro un sereno Natale. 😊🤗

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    1. Vero, ma fa anche ben sperare, perché la realtà è che basta veramente poco per essere gentili e se si riuscisse a smettere di ragionare nell’ottica del “non è giusto che debba sempre essere io a fare il primo passo” si capirebbe che quel passo arricchisce noi come la persona verso cui siamo gentili, forse anche di più! Buon Natale anche a te 😊🎅🏻

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