“LIBERTA’ E’ PARTECIPAZIONE”.

Gaber lo diceva chiaro è tondo: “Libertà è partecipazione”.

In questi mesi la parola libertà è stata abusata in tutti i modi possibili e immaginabili.

“Non sono libero di andare palestra”, “Non sono libero di far festa”, “Non sono più neanche libero di respirare!”.

Però sei libero si andare di andare in ospedale se i tuoi polmoni stanno collassando, e GRATIS. Tutto sommato, mi pare un buon compromesso.

Badate bene, non me la prendo con chi si arrabbia perchè ha prenotato visite che sono state sospese a tempo indeterminato, io stessa attendo da inizio anno di fare una visita immunologica che probabilmente non farò fino a non si sa quando. E comprendo la rabbia e il dolore – avendolo vissuto e tuttora vivendolo in famiglia – di chi ha patologie ben più gravi delle mie e si trova gettato nell’incertezza più totale.

Il governo non è organizzato. Gli ospedali non sono organizzati. D’altra parte non c’è da stupirsi, in Italia ben poche cose lo sono.

E tuttavia, prima di prendermela con le istituzioni, mi guardo intorno e mi chiedo se non ci sia qualcun altro da ammonire: una massa di singoli che hanno perso ogni senso della priorità.

Non mi riferisco alle persone nel loro ruolo di lavoratori/datori di lavoro, che hanno ogni ragione per essere preoccupati, frustrati e arrabbiati, ma come individui.

I nostri nonni hanno vissuto la guerra: una giovinezza sotto le bombe, patendo la fame. E per noi continua ad essere un enorme problema portare una mascherina o non potersi trovare con i millemila amici che prima manco sapevamo di avere.

Ce l’ho con le persone che, pur non avendone alcuna esigenza, peccano di irresponsabilità. E allora sono in pensione o lavorano in smart working, ma nel tempo libero organizzano partite di calcetto clandestine e riunioni al bar. Per non dimenticare i dongiovanni e le femme fatale che mica possono non avere contatti con sconosciuti vari perchè c’è in atto una pandemia mondiale.

E sta mascherina! Ragazzi, sta mascherina! Tolte le persone con patologie respiratorie e i bambini – mi snerva quasi dover specificare nel dettaglio ogni eccezione che mi viene in mente perchè so già che c’è chi mi aspetterà al varco accusandomi di troppa generalizzazione – la possiamo tenere, anche sul naso magari? Vi giuro che l’ho tenuta per ore e ore in ufficio, sul treno, in posta e sono ancora viva e vegeta.

Dà fastidio? Un po’ sì. A chi più, a chi meno. D’estate molto di più, ora fa quasi piacere potersi tenere il naso al caldo. Ma insomma, vogliamo fare la rivoluzione per le mascherine quando non l’abbiamo fatta per cose molto più gravi?

“Tenere la mascherina non è salutare”: far morire un vecchietto o un immunodepresso lo è anche meno.

Di quale libertà stiamo parlando? Di quella del nostro naso?

Se la combo “mascherine + distanze” può diminuire o rallentare i contagi vuol dire vita: vuol dire meno malati, vuol dire meno crisi economica – cerchiamo di far restare aperte le attività con la prudenza! -, vuol dire vivere più rilassati. E ve lo dice un’ansiosa cronica.

Quindi partecipiamo, diamo il nostro contributo, se non allo Stato, alla comunità come insieme di persone: nonni, genitori, malati, bambini. Proteggiamo tutti, sacrificando ognuno qualcosa.

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3 pensieri riguardo ““LIBERTA’ E’ PARTECIPAZIONE”.

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